Dicembre 8, 2021
Turismo halal, perché l’Italia non sfrutta un mercato milionario in espansione

Turismo halal, perché l’Italia non sfrutta un mercato milionario in espansione

Il turismo in Italia – si legge nel lavoro del team – incide per il 13,2% sul Pil nazionale, con un valore economico di 232,2 miliardi di euro derivante da arte, cibo, moda, musei e shopping. In condizioni di «assenza pandemica, il Belpaese vede una presenza imprescindibile e massiccia di turisti per tutto l’anno e tra questi anche un crescente numero di viaggiatori musulmani – 2,1 milioni quelli di provenienza asiatica nel 2019 – che visitano l’Italia nonostante, non sempre, si ponga come “amica” dei loro bisogni».

Leva competitiva

«Un Paese come il nostro, ricco di luoghi e monumenti che raccontano secoli di incontro e fusione fra la cultura occidentale e quella musulmana, dovrebbe essere tra le prime mete del turismo halal – commenta Biancone –. Invece manca un approccio complessivo in grado di creare una estesa rete di accoglienza che tenga conto delle peculiarità di un turismo che ha sì esigenze particolari, ma che è di norma alto spendente e qualificato».

In questo scenario, sottolinea Paolo Biancone «il cibo “certificato Halal” si pone come elemento chiave per l’attrazione di turisti big spender dei Paesi del Golfo, un’area in cui abbiamo rilevato che a livello mondiale il settore del Food & Beverage halal nel 2019 ha raggiunto un valore pari a 1,4 miliardi di dollari con continui tassi di crescita anno su anno».

Questi temi, tra gli altri, saranno al centro del Tief, Turin Islamic Economic Forum , che Torino ospita dal 13 al 15 ottobre prossimi. Il team dell’Università di Torino ha anche messo a confronto 120 imprese italiane del Food & Beverage, 60 con certificazione Halal e 60 senza.

Vantaggio competitivo

«La connessione tra cibo, spiritualità e turismo è profonda e negli ultimi decenni ha creato un’ampia domanda di mercato per i prodotti Halal che per le aziende dei settori Food and Beverage sono divenuti stimolo di innovazione e crescita – racconta ancora Biancone –. Dall’analisi delle 120 imprese è emerso che la certificazione ha dato alle aziende un vantaggio decisivo aumentando la loro attenzione ambientale e sociale e stimolandole a una maggiore trasparenza sui propri dati economici».

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